San Prudenzio di Troyes

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San Prudenzio di Troyes
Nome: San Prudenzio di Troyes
Titolo: Vescovo
Nascita: Spagna
Morte: 6 aprile 861, Troyes, Francia
Ricorrenza: 6 aprile
Martirologio: edizione 2004
Tipologia: Commemorazione


Prudenzio, spagnolo di nascita, fu battezzato col nome di Galindo; la sua famiglia doveva essere di alto rango ed egli ricevette una buona educazione, divenendo cappellano alla corte di Ludovico il Pio (778-840), terzo figlio di Carlo Magno, re di Aquitania dal 781 e poi associato al trono imperiale dall'813. Prudenzio divenne vescovo di Troyes, a sud est di Parigi, intorno all'843. Da una delle sue omelie si evince quanto zelo ponesse nell'esercizio dei suoi doveri episcopali e specie nell'amministrazione dei sacramenti.

Era anche famoso come scrittore e fu autore di varie opere importanti, tra cui la continuazione degli Annaks-Bertiniani per gli anni 835-861, una valida fonte per la storia dell'impero franco; i suoi scritti più importanti furono, però, esegetici e teologici. Compose un Florilegium (raccolta di estratti) della Scrittura raccogliendo insegnamenti morali e dottrinali a uso dei suoi sacerdoti. Era uomo di profonda fede, istruzione ed energia apostolica, tendenzialmente rigorista (tratto che può spiegare la posizione da lui assunta in una delle controversie teologiche più importanti del tempo).

Un monaco di nome Gotescalco era stato condannato per avere insegnato che Cristo era morto solo per gli eletti, mentre la maggioranza degli esseri umani era stata condannata all'inferno da Dio per tutta l'eternità. Gotescalco fu torturato, imprigionato e scomunicato da Incmaro, vescovo di Reims, al quale Prudenzio scrisse affermando di ritenere la condanna troppo severa e notando che Gotescalco aveva S. Agostino dalla propria parte (28 ago.). Sembra, infatti, che Prudenzio fosse tra coloro che reputavano Incmaro stesso in pericolo di eresia poiché dava troppa importanza al ruolo attivo degli uomini nella propria salvezza.

Tempo dopo scrisse un libro contro le idee di Giovanni Scoto Eriugena, citato invece con approvazione da Incmaro, attaccando punto per punto l'opera di Eriugena sulla predestinazione e adottando una prospettiva strettamente agostiniana.

Nell'853 un sinodo svoltosi a Quiercy, sotto Incmaro, decretò quattro punti che rappresentavano la posizione cattolica più ortodossa riguardo a questo difficile argomento. Prudenzio sembrò dapprima accettarli, forse intimorito dalla presenza dell'imperatore al sinodo, ma poi pubblicò nell'857 le proprie considerazioni al riguardo.

A questo punto era però già anziano e malato e sembra non aver preso ulteriormente parte alla controversia. È difficile giudicare fino a che punto le sue posizioni siano da considerare non ortodosse, data la complessità dei temi e la mancanza di precisione teologica negli scritti dei personaggi coinvolti.

Prudenzio era considerato dai contemporanei uno dei più eruditi teologi del tempo, partecipò a numerosi concili importanti e ricoprì un ruolo determinante nelle delibere ivi emesse.

Fu un vescovo attivo, interessato all'attività pastorale; si occupò della riforma della disciplina clericale e del miglioramento della condotta dei fedeli, oltre che della fondazione di due monasteri nella sua diocesi.

Morì il 6 aprile 861. Non sembra essersi sviluppato nessun culto a Troyes prima del XIII secolo; il suo nome fu inserito in più martirologi, ma non nel Martirologio Romano, probabilmente a causa dei dubbi sulla sua ortodossia dottrinale.

MARTIROLOGIO ROMANO. Nello stesso luogo, san Prudenzio, vescovo, che compilò un compendio del Salterio per chi si metteva in viaggio, raccolse i precetti delle Sacre Scritture per i candidati al sacerdozio e rinnovò la disciplina monastica.

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